GEODIVERSITÀ

Leggere la biodiversità su pagine di sassi.


Forse per la maggior parte delle persone,o almeno per quelle che non sono esperte di cose di geologia, i cosiddetti  “sassi”, le piccole pietre che si trovano sul terreno o sulle spiagge, anche se sono belle a vedersi e magari da collezionare per una qualche loro particolarità, non sono altro che pezzi di materia dura e senza vita.

Mitigliano a mare

Cose statiche e persino banali, capaci di animarsi solo quando spostate con un calcio leggero,  così, tanto per fare, o quando lanciate sulle onde per vedere in quanti rimbalzi riescono a saltellare, questa volta. Per costoro i “sassi” non hanno né anima né voce: al massimo suonano quando rimbalzano, o emettono un singhiozzo più o meno cupo, quando vanno inconsapevolmente a misurare la profondità di una pozza d’acqua. E che dire delle  “montagne”?

Per chi non conosce i segreti dei sassi anche le loro madri possono sembrare niente altro che un grande mucchio di materia dura e inanimata, piramidi o panettoni, immancabili componenti di tanti orizzonti, magari coperti di boschi o lavati da ruscelli spumeggianti, ma pur sempre ammassi di “ rocce “ e come tali condannati ad una vita senza respiro, senza movimenti, senza voce. Ma fortunatamente non è così:  rocce e montagne sono tutt’altro che componenti inanimate e statiche del paesaggio: a seconda di come si interpretino, possono essere viste  come il substrato della terra, e forse addirittura come l’attore principale del perché di una foresta o di un fiume, o di un elemento che ha condizionato un particolare periodo della civiltà di una popolazione,se non proprio di una nazione.

La diversità della vita è ancorata alla diversità del substrato su cui essa si esprime e prospera.

E’ condizionata dalla forma e dalla composizione di suoli, di rilievi e paesaggi: tanto che si può immaginare  che la componente geologica, inorganica, della “natura”  costituisca di fatto le maglie, tanto strette quanto invisibili, della immensa rete che contiene la vita della Terra e che esse siano altrettanto fragili di quello che contengono, ovvero le specie, gli individui, gli ecosistemi.

L’immensa varietà riscontrabile nel mondo inorganico costituisce la “GEODIVERSITÀ”,  che può essere riferita a molteplici aspetti della  componente  “non vivente” degli ecosistemi.

Si può parlare, ad esempio, di geodiversità mineralogica, paleoambientale,  geomorfologica e così via, ma occorre anche stabilire con precisione la scala di riferimento : ad esempio un sasso, una sorgente, oppure un’intera montagna.

Mare

Biodiversità e Geodiversità presentano tra loro numerosissime interrelazioni, molte delle quali, probabilmente, sfuggono alla nostra comprensione. La sovrapposizione tra biotico e abiotico ( cioè tra ciò che è vivo e ciò che non lo è più, oppure lo è stato in un tempo molto antico) si verifica soprattutto attraverso due matrici ambientali, che svolgono un vero e proprio ruolo di cerniera tra questi due mondi:

1)Il suolo: è costituito dalla disgregazione del substrato roccioso e dalla sua trasformazione in seguito all’azione degli organismi viventi: batteri,funghi, piante ed animali.

2)L’idrosfera: l’acqua composto inorganico, costituisce la base della vita e rappresenta un legame indissolubile tra mondo non  vivente e mondo vivente.

La valutazione e lo  studio della geodiversità su vasta scala è difficile e richiede l’ausilio di adeguata strumentazione. Ma esistono anche modi semplici per scoprire cose interessanti, soprattutto se si sofferma ’attenzione sulle rocce e sui minerali che le compongono: la “geodiversità mineralogica”.


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